Una giornata al mare

Una conchiglia
per il tetto

Una piccola storia in due parti.

Un posto in riva al mare. E una conchiglia da mettere proprio in cima.
01

Suawi e la conchiglia per il tetto

Suawi aveva scelto il posto con cura: proprio in riva al mare, sotto un ombrellone e con il suo secchiello blu comodamente a portata di zampa. Da un’ora buona lavorava al suo castello di sabbia. C’erano torri, un grande portone e spazio a sufficienza per gli ospiti. Solo la scala era venuta un po’ storta. Suawi l’aveva prontamente dichiarata uno scivolo. Ora mancava la cosa più importante: la conchiglia rosa per la torre più alta. La sollevò con cautela. In un lavoro così delicato, un solo starnuto poteva cambiare tutto.

Quando la conchiglia fu finalmente al suo posto, Suawi si mise comoda. Aveva sabbia attaccata alle zampe, alla pancia e probabilmente anche in punti che avrebbe scoperto solo la sera. Ammirò la sua opera da sinistra. Poi da destra. Poi di nuovo da sinistra, perché da lì il castello sembrava particolarmente maestoso. «Un bel posto in cui abitare», mormorò. Un gabbiano stridette. Suawi alzò lo sguardo. «Le visite sono ammesse. Per trasferirsi, prima bisogna pulirsi le zampe.»

Proprio allora un’onda risalì la spiaggia più delle altre. L’acqua si insinuò attorno alla torre più esterna, riempì una piccola conca e si ritirò scintillando. Suawi rimase immobile. Poi si chinò in avanti. «Oh. Un fossato.» A questo non aveva proprio pensato. Per precauzione, spostò il secchiello un po’ più in alto e gli sistemò accanto la paletta. L’onda successiva era già in arrivo. Suawi la guardò avvicinarsi. «Così basta, però», disse con gentilezza. «Una cantina non l’ho ordinata.»

02

Il primo ospite

Il primo visitatore arriva su piccole zampe che camminano di lato.

L’onda successiva si fermò davvero davanti al grande portone. Quando si ritirò, qualcosa si mosse nel fossato. Suawi si chinò in avanti. Fra due conchiglie c’era un minuscolo granchio. Alzò una chela, la abbassò di nuovo e fece qualche passo di lato. «Sei qui per una visita?», chiese Suawi. Il granchio non rispose. Si stava già dirigendo verso l’ingresso. Suawi si raddrizzò un poco. Il suo primo ospite. Per fortuna aveva fatto appena in tempo a fissare la conchiglia sul tetto.

Al portone, il granchio si fermò. Un mucchietto di sabbia sbarrava il passaggio. Suawi lo riconobbe subito: era quel che restava della sua prima scala, che aveva pensato di sistemare più tardi. «Un momento, per favore.» Con la paletta spostò delicatamente la sabbia. Il granchio aspettò. Poi si voltò, girò attorno alla torre e scomparve in una stretta fessura nel muro. Suawi lo seguì con lo sguardo. «Certo», mormorò. «L’ingresso laterale.»

A volte, la parte più bella di un castello di sabbia è chi viene a trovarlo.

Un po’ più tardi, due piccoli occhi fecero capolino dall’ombra sotto una conchiglia. Nel frattempo Suawi si era sdraiata sulla pancia, con il mento sulle zampe anteriori. Così poteva osservare il suo ospite senza rovesciare una torre. «Puoi restare ancora un po’, se vuoi», disse. «All’ombra si sta comunque meglio.» Poi le venne in mente una cosa. Guardò le tante minuscole impronte nella sabbia e sospirò piano. Con questo ospite, pulirsi le zampe avrebbe probabilmente richiesto un po’ più di tempo. Suawi decise che avrebbe finito di scrivere il regolamento della casa soltanto l’indomani.

Per oggi, è tutto.